
Le partiture presenti in questa raccolta sono frutto di una duplice volontà: in primo luogo mi sono posto l’obiettivo della massima fedeltà alle versioni di riferimento.
La parte del testo cantato è riportata in dettaglio, nel tentativo di riprodurne il più possibile le piccole inflessioni di pronuncia musicale che valorizzano e al tempo stesso sono conseguenza dell’utilizzo del dialetto bolognese.
Non potevo fare diversamente, in quanto ritengo che una buona dose di musicalità sia naturalmente propria del dialetto, sia quando lo cogliamo passeggiando per le vie del centro che quando diventa parte di un brano musicale; si può affermare che in questi brani la musica parli in bolognese ed il dialetto canti.
Per quanto riguarda la parte strumentale ho voluto lasciare massima libertà all’interprete.
Personalmente trovo che un accompagnamento essenziale, con pochi strumenti, sia estremamente adatto per questo genere musicale e conferisca quella nota di intimità che rende speciale, direi quasi magico, il legame fra artista e pubblico.
Questa semplicità di base al tempo stesso concede grande versatilità a questi brani, che si prestano praticamente a qualsiasi tipo di arrangiamento per qualsiasi organico.
Nelle partiture seguenti sono riportate le tracce delle parti strumentali (con i pochi strumenti originali), le armonie e semplici indicazioni sulla ritmica: un canovaccio pronto a qualsiasi tipo di elaborazione.
L’intero lavoro si basa sul tentativo di fissare su carta un repertorio che diversamente sarebbe affidato esclusivamente all’oralità e all’orecchio degli interpreti estemporanei.
Esso da un lato costituisce una testimonianza scritta, il più possibile fedele, delle opere di Quinto Ferrari così come concepite dall’autore stesso, mentre dall’altro è un aiuto per tutti coloro che si riconoscono nella sua musica e desiderano far rivivere, insieme alle sue canzoni, una parte di Bologna.
Gian Marco Verdone